giovedì 23 marzo 2000

Prova della Maratona dles Dolomites (“Sella Ronda”)

(altezze di riferimento slm: La Villa 1.421; Corvara 1.522 m.; Passo Campolongo 1.875 m.; Arabba 1.624 m.; Passo Pordoi 2.249 m.; bivio per il Passo Sella 1.848 m.; Passo Sella 2.244 m.; Plan de Gralba 1.624 m.; Passo Gardena 2.121; Corvara 1.522 m.; fonte: sito internet dell’organizzazione della Maratona http://www.maratona-dolomites)
Da tempo avevo in programma di partecipare ad un convegno a Bressanone il 24 marzo. Perchè allora non approfittare dell’occasione per “testare” come rappresentante della Iride il percorso “breve” della Maratona delle Dolomiti, soprannominato “Sella Ronda”? Si tratta di un circuito approcciabile anche da un “anziano” poco allenato come me, essendo di soli 57 km. con un dislivello complessivo contenuto in 1.747 m. (il percorso lungo è invece di 147 km. con un dislivello totale di ben 4.345 m., mentre quello medio copre 110 km. con un dislivello - anch’esso da non prendere sottogamba - di 3.030 m.).
Rotto ogni indugio, alle 5 del mattino del 22 marzo avevo caricato la bici in auto ed ero partito da Omegna che era ancora buio. Dopo una colazione di lavoro a Vicenza, avevo fatto dietro front verso l’autostrada del Brennero, sempre congestionata dagli autotreni. Oltrepassata Bolzano, ero uscito al casello di Chiusa (visitate l’enoteca sociale!) e avevo risalito la Val Gardena in direzione del Passo omonimo, superato il quale avevo finalmente raggiunto Corvara ormai a sera inoltrata. Dopo una abbondante cena e una buona dormita all’Hotel Posta, il 23 marzo mattina alle 8 e mezza ero già in sella, pronto a provare il percorso.
E’ stata davvero una splendida esperienza solitaria, con un bel caldo secco e solo qualche folata gelida sui passi. Cielo sereno, grandiosa vista sulle montagne. Sensazioni impagabili. Troppo bello per essere vero, al punto che ho quasi perso le motivazioni per tornare il 9 luglio per partecipare alla gara vera e propria a cui mi sono iscritto già da un mese, pungolato dall’amico Borella. In effetti la parte più dura di tutta questa faccenda non è tanto l’impegno ciclistico in se stesso quanto l’estenuante viaggio in auto da Omegna a Corvara e ritorno; a ciò si aggiunge il fatto non trascurabile che un conto è pedalare solitari in libertà, un altro è salire i tornanti iniziali del Passo Campolongo e, come minimo, scendere anche quelli successivi fino ad Arabba, stretti nella morsa di una incredibile fila di migliaia di ciclisti, spesso scomposti e disattenti, lunga svariati chilometri. Ma, chissà, all’avvicinarsi della data della gara magari mi sarà tornata la nostalgia delle Dolomiti e la voglia di risalire il Pordoi...
Quest’anno gli organizzatori hanno pensato bene di modificare il percorso eliminando la dura ascensione al Passo Fedaia, dove l’anno passato ci fu una vera e propria ecatombe di ciclisti sui tre ripidi chilometri del pendio stroncagambe al 15% della Malga Ciapela. Il percorso breve del 2000 è dunque più “fattibile” ed è praticamente un circuito che parte da La Villa, bel paesino che si trova 4 km. prima di Corvara, e supera in successione 4 stupendi passi, il Campolongo, il Pordoi, il Sella e il Gardena prima di ridiscendere al traguardo di Corvara. Questo circuito è comune anche ai due percorsi medio e lungo; completata la “Sella Ronda” il percorso medio prosegue nuovamente verso il Campolongo e affronta subito il Passo Falzarego e il Passo Valparola prima di terminare a Corvara; il percorso lungo prevede in più anche il superamento del Passo Giau e affronta il Passo Falzarego da Pocol.
Per sperimentare il circuito, a me del tutto ignoto, scelgo una strategia prudente, anche perchè le previsioni dicono che verso mezzogiorno potrebbe piovere. Decido di ridiscendere tutti i passi dalla stessa parte della salita per poter riprendere sistematicamente l’auto, caricarvi la bici e raggiungere ogni volta la località di partenza verso il passo successivo. In questo modo se dovessi trovarmi in difficoltà, mi sarebbe sufficiente fare dietro front e ridiscendere dove ho posteggiato temporaneamente l’automobile per riguadagnare comodamente l’albergo. Ma fortunatamente il tempo e le gambe mi assisteranno.
Il tratto da Corvara al Passo Campolongo è di tutto riposo. Solo nei chilometri iniziali la strada si inerpica su alcuni tornanti che presentano a volte curve molto secche e in discreta pendenza. Mentre si sale l’occhio spazia sul panorama della vallata, con Corvara e Colfosco sormontate dalla mole del Sassongher. Un lungo falsopiano precede il passo, ancora innevato; la strada è viscida in alcuni punti. Ridiscendo a velocità moderata a Corvara e, presa l’auto, rifaccio a 4 ruote il Campolongo raggiungendo in un battibaleno Arabba: una discesa veloce e bellissima in bici - penso - ma meglio se fatta non in gruppo. Parcheggio nuovamente e montata la ruota anteriore parto impaziente sotto un sole abbagliante verso il passo Pordoi: 625 m. di dislivello, 9 km. esatti, con una pendenza media del 6,9%. Il Pordoi è molto regolare, non offre sorprese e raramente la strada si impenna oltre la pendenza media. Sui pendii della vallata c’è davvero poca neve. In alcuni tornanti gli sciatori attraversano penosamente l’asfalto trascinando gli sci. Quelli che salgono con gli skilift hanno a disposizione sotto i piedi una striscia di neve artificiale larga non più di un metro che si snoda come la glassa di una torta sui prati secchi. Quelli che scendono devono invece accontentarsi di piste non più larghe di 5-6 metri: guai a chi sbaglia una curva, finirebbe a ruzzoloni nell’erba.
Salgo con regolarità, senza forzare, risparmiando le forze per il Passo Sella, attento a non scivolare su qualche crostone di ghiaccio formatosi nella notte sulla strada. I tornanti del Pordoi sono numerati e sembrano non finire mai, ma non affaticano più di tanto. E’ molto più dura la Domodossola-Alpe San Bernardo che avevo sperimentato il sabato precedente. Raggiunto il passo innevato mi gusto per qualche attimo lo spirito di questa bella impresa invernale e prendo qualche foto con l’autoscatto per l’album dei ricordi. Il bianco della neve è abbagliante. All’esterno dell’Albergo Savoia un gruppo di anziane signore si gode il sole dietro una vetrata di plexiglas studiata apposta per proteggere i turisti dal vento. Cambio la maglia sudata e ridiscendo velocemente verso Arabba, disturbato da raffiche improvvise che quasi mi sollevano. Con l’auto risalgo nuovamente il Pordoi, di cui mi sono ormai impresso nella memoria ogni curva, e scendo dal versante opposto, con bella vista sulla Val di Fassa. Raggiunto il bivio per il passo Sella, a circa 1.850 metri di altitudine, parcheggiata l’automobile in un piccolo spiazzo lascio sulla mia sinistra la strada che scende a Canazei e riprendo a salire con la specialissima. Un paio di secchi tornanti portano su un breve falsopiano circondato da abeti verdissimi dove si trovano il Rifugio dei Monti Pallidi (chiuso) e il bell’albergo Pian Schiavaneis (oggi aperto): le Dolomiti si ergono come una muraglia davanti a questi piccoli edifici che sembrano miniature di un grande plastico. Incrocio l’unico ciclista della giornata che scende come un razzo dal Passo Sella, ci guardiamo un po’ increduli e facciamo appena in tempo ad abbozzare reciprocamente un saluto. Si pedala che è una meraviglia. C’è un sole fantastico che splende sul Piz Ciavaces e che fortunatamente scalda la schiena mentre di tanto in tanto soffiano fredde raffiche di vento. Questa del Passo Sella è una salita ben più impegnativa delle precedenti e non solo perchè si hanno già alle spalle i quasi 1.000 metri di dislivello del Campolongo e del Pordoi: infatti, la strada ora picchia per lunghi tratti oltre l’11%, ma il panorama è fantastico e mi accorgo persino di accelerare inconsciamente per l’eccitazione. Una serie di veloci tornanti porta sul rettilineo che taglia la cresta sommitale e dal quale si gode una vista mozzafiato sul Gruppo del Sassolungo con le sue splendide tre punte proiettate verso il cielo. Superata un’ultima curva e un breve tratto sterrato, arrivo un po’ congelato ed infangato al Passo Sella, dove posso annusare nell’aria un profumo di wurstel che esce dalle finestre del ristorante, ma resisto alla tentazione e scattata qualche altra foto mi ributto a capofitto in discesa verso Canazei imbacuccato in una vecchia giacca a vento azzurra che fortunatamente avevo infilato nello zaino. Raggiunto l’albergo Pian Schiavaneis mi accorgo che è ormai tardi per affrontare in bicicletta anche il Passo Gardena, che comunque a questo punto sarebbe solo una pura formalità. Ho perso troppo tempo con i “viaggi navetta” in auto e devo tornare di corsa a Corvara a fare le valigie perchè devo ripartire subito per Bressanone dove mi aspettano per cena. Mi siedo ad un tavolino all’aperto e mangio una dopo l’altra tre Fiesta della confezione famiglia che avevo acquistato il giorno precedente ad un autogrill, innaffiate da una buona aranciata.
Il panorama dal Pian Schiavaneis è così bello che viene da piangere a dover tornare alle fatiche del lavoro. Ma non posso davvero lamentarmi, è stato un blitz impagabile, anche per le eccezionali condizioni meteorologiche (pochi giorni dopo avrebbe nevicato...): una pedalata di gran classe che lascerà una traccia indelebile nei miei ricordi.

Marco Fortis



“...grazie Marco per le tue relazioni sempre così puntuali, precise e ricche di dati, la salita è forse l’espressione massima dell’andare in bicicletta, è il gusto estremo di fare fatica per passione, perchè nessuno ci remunera per questo, ma quando si arriva in cima ad una vetta, grande o piccola, spingendo al massimo le nostre capacità, veniamo pagati con una moneta che non subisce la svalutazione nel tempo ... quello che si prova dentro, noi cicloamatori, lo conosciamo bene.”

Terricolo Solitario